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Articoli sulla religione degli ebrei cristiani
CULTURA
18 settembre 2010
Festività di Yom Kippur 5771 (18 settembre 2010)
Festività di Yom Kippur 5771 (18 settembre 2010) PDF Stampa E-mail

 

Quest'anno 2010, Yom Kippur cadde il 18 settembre 2010 (la festività comincia la vigilia: il 17 settembre).

Commemorazione defunti 5771
Orario officiature 5771 e letture torah
(services time and Torah readings)
Riflessioni per Neila
La scala per raggiungere la perfezione divina

Yom Kippur è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. Nella
Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espìanti"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Nel calendario ebraico Yom Kippur incomincia al crepuscolo del decimo giorno del mese ebraico di
Tishri
(che cade tra Settembre e Ottobre del calendario gregoriano), e continua fino alle prime stelle della notte successiva. Può quindi durare 25-26 ore.

Origine biblica
Il rito dello Yom Kippur viene descritto quattro volte nel sedicesimo capitolo del Levitico (vedi Esodo 30;10, Levitico 23;27-31 e 25;9, Numeri 29:7-11). All'epoca del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme venivano offerti i sacrifici descritti nella
Torah
e nella Mishnah.

Nel pensiero ebraico
Yom Kippur è il giorno ebraico della penitenza, viene considerato come il giorno ebraico più santo e solenne dell'anno. Il tema centrale è l'espiazione dei peccati e la riconciliazione. È proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapporti sessuali. Il digiuno - astinenza totale da cibo e bevande - inizia qualche attimo prima del tramonto (chiamata tosefet Yom Kippur - aggiunta a Yom Kippur - l'aggiunta di una piccola parte del giorno precedente al digiuno è prescritta dalla Halakha), e termina dopo il tramonto successivo, all'apparire delle prime stelle. Le persone malate consultano in anticipo un'autorità rabbinica competente per verificare se il loro stato le esenti dal digiuno.
Il servizio ha inizio con la preghiera di Kol Nidre (testo, preghiera cantata) che deve essere recitata prima del tramonto. Kol Nidre (parola aramaica che significa "tutte le promesse") rappresenta l'annullamento di tutti i voti pronunciati nel corso dell'anno. Secondo The Jewish Encyclopedia, il testo della preghiera recita: "Tutti i voti, gli impegni, i giuramenti e gli anatemi che siano chiamati 'konam', 'konas', o con qualsiasi altro nome, che potremmo aver pronunziato o per i quali potremmo esserci impegnati siano cancellati, da questo giorno di pentimento sino al prossimo (la cui venuta è attesa con gioia), noi ci pentiremo".
Yom Kippur completa il periodo di penitenza di dieci giorni iniziato con il capodanno di Rosh haShana. Sebbene le preghiere con le quali si chiede perdono siano consigliate durante l'intero anno, diventano particolarmente sentite in questo giorno.
La preghiera mattutina viene preceduta da alcune litanie e richieste di perdono chiamate selihot; nel giorno di Kippur queste vengono aggiunte in abbondanza nella liturgia.

In accordo con Mosè Maimonide "Tutto dipende da quanto un uomo meriti che vengano cancellati i demeriti che pesano su suo conto", quindi è auspicabile di moltiplicare le nostre buone azioni prima del conteggio finale fatto il Giorno del Pentimento (ib. iii. 4). Coloro che Dio considera meritevoli entreranno nel Libro della Vita, la preghiera recita: "Entriamo nel Libro della Vita". Recita anche l'auspicio "Possa tu essere iscritto (nel Libro della Vita) per un gioioso anno". Nella corrispondenza scritta tra capodanno e il Giorno del Pentimento, colui che scrive conclude, abitualmente, augurando al mittente che Dio approvi il suo desiderio di felicità. Nel tardo ebraismo alcune peculiarità proprie del giorno di capodanno furono trasferite al Giorno del Pentimento.
Il Giorno del Pentimento sopravisse all'abbandono delle pratiche sacrificali dell'anno 70 CE. "Nonostante nessun sacrificio verrà offerto, il giorno manterrà il suo proprio effetto di espiazione" (Midrash Sifra, Emor, xiv.). I testi ebraici insegnano che in questo giorno non è permesso che venga compiuta altra attività che non sia il pentimento. Il pentimento è l'indispensabile condizione per tutti i vari significati dell'espiazione. La confessione del penitente è una condizione richiesta per l'espiazione. "Il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non si ottiene il perdono esplicito dalla stessa" (Talmud Yoma viii. 9). È usanza di terminare ogni disputa o litigio alla veglia del giorno di digiuno. Anche le anime dei morti sono incluse nella comunità dei perdonabili del Giorno del Pentimento. È un costume per i bambini che abbiano perso i genitori di ricevere una menzione pubblica in sinagoga, e di offrire doni caritatevoli alle loro anime.

Contrariamente al credo popolare, Yom Kippur non è un giorno triste. Gli ebrei Sefarditi, ovvero gli ebrei di origine spagnola, portoghese o nordafricana chiamano questa festività il "Digiuno Bianco". Di conseguenza, molti ebrei hanno l'usanza di indossare solo vestiti bianchi, per simbolizzare il candore delle loro anime.

La liturgia
Per le preghiere della sera viene indossato un
Talled (uno scialle di preghiera rettangolare), e questo è l'unico servizio serale dell'anno in cui questo succede. Ne'ilah è un servizio speciale che si tiene solo a Yom Kippur, e lo chiude. Yom Kippur termina con il suono dello shofar, che conclude la celebrazione. Viene sempre osservato un giorno di vacanza, sia dentro che fuori i confini della terra di Israele.
Il servizio nella sinagoga comincia alla sera della vigilia con il Kol Nidre. Le devozioni durante il giorno sono continue dalla mattina alla sera. Molta importanza è data al brano liturgico in cui si narra il cerimoniale del tempio.
Secondo il Talmud, Dio apre tre libri il primo giorno dell'anno, Rosh Hashana; uno per i cattivi assoluti, un altro per i buoni assoluti, e il terzo per la grande classe intermedia. Il fato dei buoni e cattivi assoluti viene determinato in quel momento; il destino della classe intermedia resta sospeso fino al giorno di Yom Kippur, quando il fato di ognuno si decide. Il brano liturgico Unetanneh Tokef afferma:

"D-o Re, che siedi su un trono di misericordia per giudicare il mondo, allo stesso momento Giudice, Difensore, Esperto e Testimone, apri il Libro delle Firme. Si legge che dovrebbero esserci le firme di ogni uomo. La grande tromba viene suonata; si sente una voce piccola e decisa; gli angeli fremono, dicendo "Questo è il giorno del Giudizio": perché gli stessi ministri di Dio non sono puri dinnanzi a Lui. Come un pastore dirige il suo gregge, facendolo passare sotto il proprio bastone, così Dio fa passare ogni vivente di fronte a Lui, per stabilire i limiti della vita di ogni creatura e per definirne il destino. Nel giorno di capodanno il decreto è stilato; nel giorno del pentimento è sigillato; chi vivrà e chi morirà... Ma il pentimento, la preghiera e la carità possono evitare il crudele decreto."

La "Corona di Maestà" di Ibn Gvirol è aggiunta alla liturgia Sefardita nel servizio serale, ed è anche letta in alcune sinagoghe Askenazite ed Italiane. Al centro della liturgia antica è la confessione dei peccati. "Perché non siamo tanto presuntuosi da dirTi che siamo giusti e non abbiamo peccato; ma, nella realtà, abbiamo peccato... sia la Tua volontà che io non pecchi ulteriormente; Ti piaccia lavare i miei peccati trascorsi, secondo la Tua bontà, ma non con punizioni severe".
Le melodie tradizionali con i loro toni di lamento (della tradizione Askenazita) danno espressione sia all'angoscia individuale a fronte dell'incertezza del destino e al lamento di un popolo per le glorie perdute. Nel giorno di espiazione l'ebreo osservante dimentica la mondanità e le sue necessità e, escludendo l'odio, l'antipatia e tutti i pensieri ignobili, cerca di occuparsi unicamente di cose spirituali. I libri ebraici di preghiera fanno notare che, se gli atti di pubblica contrizione sono obbligatori, il correttivo più efficace è quello stabilito dai Profeti biblici, che insegnano che il vero digiuno di cui D-o gioisce è lo spirito di devozione, gentilezza e penitenza.
Il carattere austero impresso alla cerimonia dal tempo della sua istituzione è stato conservato fino ad oggi. Anche se altre cose sono divenute desuete, la presa sulla coscienza di ogni ebreo è così forte che pochi, a meno che non abbiano reciso ogni legame con l'ebraismo, evitano di osservare il giorno di espiazione astenedosi dal lavoro quotidiano e partecipando alle funzioni.
 

Fonte: wikipedia
 

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CULTURA
9 novembre 2009
Festività di Yom Kippur 5770 (28 settembre 2009)
 
Festività di Yom Kippur 5770 (28 settembre 2009) PDF Stampa E-mail

Quest'anno 2009, Yom Kippur cadde il 28 settembre 2009 (la festività comincia la vigilia: il 27 settembre).

Commemorazione defunti 5770
Orario officiature 5770 e letture torah
(services time and Torah readings)

Yom Kippur è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. Nella
Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espìanti"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Nel calendario ebraico Yom Kippur incomincia al crepuscolo del decimo giorno del mese ebraico di
Tishri
(che cade tra Settembre e Ottobre del calendario gregoriano), e continua fino alle prime stelle della notte successiva. Può quindi durare 25-26 ore.

Origine biblica
Il rito dello Yom Kippur viene descritto quattro volte nel sedicesimo capitolo del Levitico (vedi Esodo 30;10, Levitico 23;27-31 e 25;9, Numeri 29:7-11). All'epoca del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme venivano offerti i sacrifici descritti nella
Torah e nella Mishnah.

Nel pensiero ebraico
Yom Kippur è il giorno ebraico della penitenza, viene considerato come il giorno ebraico più santo e solenne dell'anno. Il tema centrale è l'espiazione dei peccati e la riconciliazione. È proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapporti sessuali. Il digiuno - astinenza totale da cibo e bevande - inizia qualche attimo prima del tramonto (chiamata tosefet Yom Kippur - aggiunta a Yom Kippur - l'aggiunta di una piccola parte del giorno precedente al digiuno è prescritta dalla Halakha), e termina dopo il tramonto successivo, all'apparire delle prime stelle. Le persone malate consultano in anticipo un'autorità rabbinica competente per verificare se il loro stato le esenti dal digiuno.
Il servizio ha inizio con la preghiera di Kol Nidre (testo, preghiera cantata) che deve essere recitata prima del tramonto. Kol Nidre (parola aramaica che significa "tutte le promesse") rappresenta l'annullamento di tutti i voti pronunciati nel corso dell'anno. Secondo The Jewish Encyclopedia, il testo della preghiera recita: "Tutti i voti, gli impegni, i giuramenti e gli anatemi che siano chiamati 'konam', 'konas', o con qualsiasi altro nome, che potremmo aver pronunziato o per i quali potremmo esserci impegnati siano cancellati, da questo giorno di pentimento sino al prossimo (la cui venuta è attesa con gioia), noi ci pentiremo".
Yom Kippur completa il periodo di penitenza di dieci giorni iniziato con il capodanno di Rosh haShana. Sebbene le preghiere con le quali si chiede perdono siano consigliate durante l'intero anno, diventano particolarmente sentite in questo giorno.
La preghiera mattutina viene preceduta da alcune litanie e richieste di perdono chiamate selihot; nel giorno di Kippur queste vengono aggiunte in abbondanza nella liturgia.

In accordo con Mosè Maimonide "Tutto dipende da quanto un uomo meriti che vengano cancellati i demeriti che pesano su suo conto", quindi è auspicabile di moltiplicare le nostre buone azioni prima del conteggio finale fatto il Giorno del Pentimento (ib. iii. 4). Coloro che Dio considera meritevoli entreranno nel Libro della Vita, la preghiera recita: "Entriamo nel Libro della Vita". Recita anche l'auspicio "Possa tu essere iscritto (nel Libro della Vita) per un gioioso anno". Nella corrispondenza scritta tra capodanno e il Giorno del Pentimento, colui che scrive conclude, abitualmente, augurando al mittente che Dio approvi il suo desiderio di felicità. Nel tardo ebraismo alcune peculiarità proprie del giorno di capodanno furono trasferite al Giorno del Pentimento.
Il Giorno del Pentimento sopravisse all'abbandono delle pratiche sacrificali dell'anno 70 CE. "Nonostante nessun sacrificio verrà offerto, il giorno manterrà il suo proprio effetto di espiazione" (Midrash Sifra, Emor, xiv.). I testi ebraici insegnano che in questo giorno non è permesso che venga compiuta altra attività che non sia il pentimento. Il pentimento è l'indispensabile condizione per tutti i vari significati dell'espiazione. La confessione del penitente è una condizione richiesta per l'espiazione. "Il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non si ottiene il perdono esplicito dalla stessa" (Talmud Yoma viii. 9). È usanza di terminare ogni disputa o litigio alla veglia del giorno di digiuno. Anche le anime dei morti sono incluse nella comunità dei perdonabili del Giorno del Pentimento. È un costume per i bambini che abbiano perso i genitori di ricevere una menzione pubblica in sinagoga, e di offrire doni caritatevoli alle loro anime.

Contrariamente al credo popolare, Yom Kippur non è un giorno triste. Gli ebrei Sefarditi, ovvero gli ebrei di origine spagnola, portoghese o nordafricana chiamano questa festività il "Digiuno Bianco". Di conseguenza, molti ebrei hanno l'usanza di indossare solo vestiti bianchi, per simbolizzare il candore delle loro anime.

La liturgia
Per le preghiere della sera viene indossato un
Talled (uno scialle di preghiera rettangolare), e questo è l'unico servizio serale dell'anno in cui questo succede. Ne'ilah è un servizio speciale che si tiene solo a Yom Kippur, e lo chiude. Yom Kippur termina con il suono dello shofar, che conclude la celebrazione. Viene sempre osservato un giorno di vacanza, sia dentro che fuori i confini della terra di Israele.
Il servizio nella sinagoga comincia alla sera della vigilia con il Kol Nidre. Le devozioni durante il giorno sono continue dalla mattina alla sera. Molta importanza è data al brano liturgico in cui si narra il cerimoniale del tempio.
Secondo il Talmud, Dio apre tre libri il primo giorno dell'anno, Rosh Hashana; uno per i cattivi assoluti, un altro per i buoni assoluti, e il terzo per la grande classe intermedia. Il fato dei buoni e cattivi assoluti viene determinato in quel momento; il destino della classe intermedia resta sospeso fino al giorno di Yom Kippur, quando il fato di ognuno si decide. Il brano liturgico Unetanneh Tokef afferma:

"D-o Re, che siedi su un trono di misericordia per giudicare il mondo, allo stesso momento Giudice, Difensore, Esperto e Testimone, apri il Libro delle Firme. Si legge che dovrebbero esserci le firme di ogni uomo. La grande tromba viene suonata; si sente una voce piccola e decisa; gli angeli fremono, dicendo "Questo è il giorno del Giudizio": perché gli stessi ministri di Dio non sono puri dinnanzi a Lui. Come un pastore dirige il suo gregge, facendolo passare sotto il proprio bastone, così Dio fa passare ogni vivente di fronte a Lui, per stabilire i limiti della vita di ogni creatura e per definirne il destino. Nel giorno di capodanno il decreto è stilato; nel giorno del pentimento è sigillato; chi vivrà e chi morirà... Ma il pentimento, la preghiera e la carità possono evitare il crudele decreto."

La "Corona di Maestà" di Ibn Gvirol è aggiunta alla liturgia Sefardita nel servizio serale, ed è anche letta in alcune sinagoghe Askenazite ed Italiane. Al centro della liturgia antica è la confessione dei peccati. "Perché non siamo tanto presuntuosi da dirTi che siamo giusti e non abbiamo peccato; ma, nella realtà, abbiamo peccato... sia la Tua volontà che io non pecchi ulteriormente; Ti piaccia lavare i miei peccati trascorsi, secondo la Tua bontà, ma non con punizioni severe".
Le melodie tradizionali con i loro toni di lamento (della tradizione Askenazita) danno espressione sia all'angoscia individuale a fronte dell'incertezza del destino e al lamento di un popolo per le glorie perdute. Nel giorno di espiazione l'ebreo osservante dimentica la mondanità e le sue necessità e, escludendo l'odio, l'antipatia e tutti i pensieri ignobili, cerca di occuparsi unicamente di cose spirituali. I libri ebraici di preghiera fanno notare che, se gli atti di pubblica contrizione sono obbligatori, il correttivo più efficace è quello stabilito dai Profeti biblici, che insegnano che il vero digiuno di cui D-o gioisce è lo spirito di devozione, gentilezza e penitenza.
Il carattere austero impresso alla cerimonia dal tempo della sua istituzione è stato conservato fino ad oggi. Anche se altre cose sono divenute desuete, la presa sulla coscienza di ogni ebreo è così forte che pochi, a meno che non abbiano reciso ogni legame con l'ebraismo, evitano di osservare il giorno di espiazione astenedosi dal lavoro quotidiano e partecipando alle funzioni.

Fonte: wikipedia
 
 

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CULTURA
29 aprile 2009
Yom Hazikaron 27-28 Aprile 2009
 

Yom Hazikaron 27-28 Aprile 2009

(Giorno della Memoria dei Caduti delle Guerre di Israele)

 

Yom Hazikaron è il giorno della memoria dei caduti in guerra e delle vittime del terrorismo, e si celebra ogni anno al 4o giorno di Iyar, tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, una settimana dopo Yom Hasho'a, il giorno della Memoria dell'Olocausto, e due settimane dopo Pesach. E' dedicato a tutti i caduti in battaglia, dai soldati, ai membri delle forze di sicurezza, ai caduti dei movimenti clandestini precedenti la fondazione di Israele, alle vittime del terrorismo. Yom Hazikaron venne decretato per legge nel 1963, ma la consuetudine della celebrazione in questa data risale al 1951, fissando il legame tra il giorno dell'Indipendenza e tutti coloro che, per ottenere e mantenere questa indipendenza, sacrificarono la propria vita.

La giornata inizia la sera del 4o giorno di Iyar e termina la sera successiva, con l'apertura delle celebrazioni del Giorno dell'Indipendenza. Per legge, ogni luogo di divertimento rimane chiuso, le cerimonie commemorative si svolgono in tutto il paese e le bandiere vengono abbassate a mezz'asta. Una sirena risuona alla vigilia di Yom Hazikaron, alle 8, poi di nuovo la mattina seguente, alle 11, e durante il suono è consuetudine rimanere in silenzio. Le celebrazioni si svolgono nei centri cittadini, nei pubblici edifici e nei cimiteri, e i programmi radiotelevisivi sono dedicati al tema della giornata.

 

Consuetudini

 

In Israele è difficile che qualcuno non abbia perso un familiare, un amico o un conoscente in una delle guerre subite dal paese, per questo motivo Yom Hazikaron è un giorno particolarmente significativo per tutti. Sono in molti a partecipare alle celebrazioni, e i familiari dei caduti si recano a visitare i cimiteri militari.

 

Informazioni importanti

 

Yom Hazikaron non è una festività, e tutte le attività che non riguardano intrattenimento e ricreazione si svolgono regolarmente, ma è sempre consigliabile informarsi anticipatamente se un luogo specifico sia aperto. In ogni caso, la particolare atmosfera di lutto è percepibile in ogni strada.

 

http://www.israele-turismo.it/Tourism_Ita/Tourist+Information/Discover+Israel/Holidays/Yom+Hazikaron.htm


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CULTURA
29 aprile 2009
Yom HaShoah 5769 (20 aprile 2009)
 
Yom HaShoah 5769 (20 aprile 2009) PDF Stampa E-mail

immagine tratta dal sito www.lager.itYom HaShoah (??? ????? yom hash-sho’ah), o "Giornata del ricordo dell'Olocausto", ricorre il 27esimo giorno di Nissan, nel calendario ebraico. Si tiene ogni anno in ricordo dei 6 milioni di ebrei che furono uccisi durante l'Olocausto dai nazisti.

La riccorenza viene celebrata quest’anno il lunedì 20 aprile.
Per saperne di più, consigliamo il sito
www.lager.it

Yom HaShoah in Israele
La giornata inizia in modo straziante. Di mattina una sirena percorre tutto il paese e per due minuti tutto si ferma. Autobus,macchine, chi cammina si ferma di colpo. Immobili, quasi sull'attenti, ognuno ricorda il passato con la sua immensa tragedia. Tutto il giorno è dedicato alla memoria di chi è scomparso nella Shoah. Nomi dei defunti vengono pronunciati uno dopo l'altro dai discendenti dei sopravvissuti nelle scuole, nei musei, nei luoghi pubblici. Israele ricorda e piange. (…)
Ricordare perchè non accada mai più.

(Fonte: Informazione corretta).


Memoriale della Shoah a Parigi

All’occasione di Yom HaShoah, per il quarto anno consecutivo, viene effettuata la lettura dei nomi dei deportati ebrei di Francia davanti al Muro dei Nomi (76000 nomi).
Nel corso di una lettura pubblica senza interruzione durante 24 ore saranno pronunciati, uno a uno, i nomi di ogni uomo, donna, bambino deportato (dal 20 aprile 20.45 al 21 aprile 19.00).
Circa 200 persone, ex deportati, parenti, volontari, bambini, e altri leggeranno uno dopo l’altro, a partire dalle liste pubblicate nel Livre Memorial de la Déportation di Serge Klarsfeld, i nomi di “quelli di cui rimane soltanto il nome” (Simone Veil).
(per saperne di più, vedere il sito web
http://www.memorialdelashoah.org)

 

 

http://www.comunitadibologna.it/index.php?option=com_content&task=view&id=110


 

 

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CULTURA
29 aprile 2009
Yom ha-'atzmauth 5769 (29 aprile 2009)
 
Yom ha-'atzmauth 5769 (29 aprile 2009)
 
 
Yom Hatzmaut – 60 anni di indipendenza dello Stato di Israele
7 maggio 2008

Sinagoga di Bologna, Via Mario Finzi
Saluto di apertura – G. Ottolenghi (Presidente, Comunità Ebraica di Bologna)
 
Autorità, amici tutti, è con piacere ed emozione che rappresento i sentimenti di gioia e gli auspici di pace della nostra Comunità in questo 60mo anniversario dell’indipendenza dello Stato di Israele.
 
Dopo il mio breve intervento, sarò onorato di dare la parola al Signor Sindaco, Sergio Cofferrati, che ci porta il saluto della Città, al Presidente del MEB, Prof. Emilio Campos, con cui abbiamo organizzato varie iniziative questa settimana. Tra i principali eventi ricordo il concerto per pianoforte qui in sinagoga domenica prossima 11, alle 17:30, e l’inaugurazione della mostra di foto di Robert Capa, scattate in Israele nel 1948, al MEB mercoledì prossimo 14 alle 18. Chiuderà gli interventi il Rabbino Capo, Alberto Sermoneta.
 
Cosa rappresenta lo Stato di Israele per noi ebrei, e cosa rappresenta e per noi cittadini italiani ed europei, e per i nostri concittadini di altre convinzioni civili o religiose?
 
Ecco un’occasione che nuovamente ci incoraggia a porci domande sulla nostra identità. L’identità è una faccenda complicata se ci pensate: ognuno di noi coltiva al suo interno molteplici identità. Abbiamo idee politiche, religiose, passioni sportive e hobbistiche, un’ identità nazionale, e una di campanile, apparteniamo ad un gruppo professionale, e ad una classe sociale. Insomma non abbiamo un’identità unica, e accettare di farci definire da una identità unica favorisce l’integralismo.
 
Questo lo sa bene la cultura ebraica, dove forse più che altrove si coltiva la differenza di identità: non è davvero molto frequente sentir parlare di ebrei che si considerano identici fra loro. La vivacità delle discussioni e dei punti di vista, il rifiuto del pensiero unico, l’accettazione di una pluralità di identità consentono il confronto e l’arricchimento costante delle culture. Il mondo ebraico si è sempre confrontato e si confronta col mondo esterno, da esso impara e ad esso fornisce contributi di pensiero, di cultura e di etica. Il mondo ebraico ha sempre saputo convivere con altre culture e crede nei valori di libertà religiosa, uguaglianza e rispetto.
 
Nell’ambito di questo riconoscimento della pluralità dell’identità di ciascuno di noi, trova oggi posto nell’idea di sé di ogni ebreo un legame con Israele. Questo legame ha molte nature, può anche essere critico, può essere politico, può essere religioso, ma è essenziale.
 
Credo di poter dire con certezza che, anche nell’animo di chi ebreo non è, Israele occupa un posto significativo. La nostra storia europea e la nostra cultura non sono indifferenti a questo piccolo angolo del mondo, e in un modo o nell’altro tutti, almeno ogni tanto, guardiamo verso Gerusalemme. Israele produce musica e libri, danza e cinema, tecnologia e agricoltura, architettura e pensiero politico. Israele è una frontiera tra due mondi, un grande esperimento di integrazione di culture e di identità, e insieme è un luogo simbolico delle origini dell’etica e della religione. I valori che vanno sperimentandosi oggi in Israele affondano le loro radici in principi antichi e in speranze di pace e armonia che permeano la nostra cultura in Europa. Per questo nessuno di noi vi resta indifferente
 
In questo contesto penso alla Fiera del Libro che inaugura domani a Torino, e che dedica il posto d’onore alla letteratura Israeliana. Davanti ai suoi cancelli vi saranno persone che invocano la libertà per negare la libertà, e la cultura per negare la cultura, e che vorrebbero emarginare gli scrittori di Israele, così come in passato hanno tentato di emarginarne l’accademia o l’arte. Questo astio verso le idee impoverisce chi lo pratica.
 
Speriamo che Israele possa essere sempre un paese che dialoga con le altre nazioni, contribuendo con le sue idee alla creazione di tempi migliori, in pace e senza temere per la propria esistenza. Speriamo che le celebrazioni di questo anniversario si svolgano con gioia, secondo l’insegnamento di Abrabanel che a Pesach, la Pasqua ebraica, richiede che gettiamo una parte del nostro bicchiere di vino. Perché la nostra gioia non può essere piena se, anche senza nostra colpa, essa ha prodotto sofferenza ad altri.
 

 


Discorso del rabbino per Yom Haatzmaut 2008 PDF Stampa E-mail

“Nel tornare oh Signore gli scampati di Sion, eravamo come sognatori, dunque si riempì la nostra bocca di gioia e la nostra lingua di giubilo…”

Questo salmo che abbiamo recitato e che viene recitato nei momenti più solenni, da millenni accompagna il popolo ebraico.
Proprio come dice il testo, “ha zore’im be-dim’à be rinnà ikzoru”  “coloro che seminano piangendo, raccolgono con il canto e la gioia” così è accaduto a coloro che, miracolosamente scampati alla barbara sorte toccata ai loro famigliari e ai figli dello stesso popolo, dei campi di sterminio nazisti, trovarono rifugio e calore nella terra promessa ai Patriarchi e di lì a poco sarebbe divenuta la tanto anelata Terra di Israele.

La liberazione dal regime nazifascista che aveva riportato fra le nazioni europee un po’di pace e tranquillità vedeva le forze che avevano combattuto per la libertà impegnate a ripristinare fra la gente un modo di vita degno di quel nome. La città di Bologna stessa, assistendo alla liberazione anche da parte della Brigata Ebraica –che univa le sue forze a quelle cittadine- ritrovò la strada per ricostruire tutto ciò che la guerra aveva distrutto fisicamente e moralmente.
Era sì un sogno, ma un sogno che in poco tempo si sarebbe tramutato in una triste realtà; infatti, immediatamente dopo il riconoscimento dalla maggior parte delle Nazioni Unite, Israele si trovava a sostenere troppe guerre contro popolazioni ben più armate di lei.

Oggi lo Stato di Israele compie sessanta anni e nonostante ciò, il pericolo per questo Stato è ancora in agguato:
- un pericolo fisico: a causa dei continui lanci di missili da parte dei territori confinanti e di quei continui attentati a innocenti civili, in ogni momento ed in ogni luogo di abituale frequentazione.
- un pericolo psicologico: a causa delle violenti critiche di una parte del mondo, che non riesce a comprendere quale sforzo abnorme Israele stia facendo per ottenere un po’ di pace e tranquillità, considerati da tutti un inequivocabile diritto alla vita di ogni suo abitante.

In questi ultimi giorni, si sta assistendo a qualcosa che danneggia Israele ancor più di una guerra vera e propria.
In occasione del suo sessantesimo anno, Israele è stata dichiarata “ospite d’onore” alla Fiera del Libro di Torino e per questo motivo vi è da parte di una grossa fetta di estremismo politico, un atteggiamento di ostilità, non solo nei suoi confronti, ma anche nei confronti di tutti coloro che riconoscono in questo evento uno spiraglio di luce verso quella zona martoriata dai conflitti.

A proposito di ciò, un plauso particolare va alla città di Bologna che, attraverso le sue istituzioni culturali, in particolare il suo Ateneo, non ha permesso una manifestazione ufficiale di boicottaggio da parte di coloro che nutrono sentimenti di odio non solo nei confronti di Israele, ma e soprattutto della cultura, la quale non ha e non deve avere nessuna religione, nessuna razza ma deve essere un diritto ed un dovere per ogni cittadino libero!

Il popolo ebraico nel corso della sua storia plurimillenaria è stato definito da tutti “‘am ha sefer” il popolo del libro, proprio per la sua devozione allo studio e  per la dedizione alla cultura.
Nel corso dei secoli, lo studio per noi ebrei, ha rappresento il mezzo fondamentale alla vita ed alla sopravvivenza in mezzo alle civiltà che ci hanno ospitati e circondati. Esso è stato il modo per poter esprimere la propria condizione di vita e portarne arricchimento ed esperienza. La Torà considerata la base della nostra cultura e del nostro credo - considerato fondamentale per comprendere il concetto di libertà - anche nel testo manoscritto,  particolarmente sacro e riposto nell’Arca di ogni Sinagoga, viene  indicato semplicemente con il termine SEFER- LIBRO.

Boicottare ciò equivale a boicottare la libertà di ogni uomo.

Le manifestazioni fatte in questi ultimi anni, a favore delle pace, soprattutto in Medio Oriente, sono state in gran parte un segno tangibile di intolleranza nei confronti di Israele e più volte abbiamo assistito all’atroce cerimonia delle bandiere bruciate, che si è ripetuta anche in occasione della manifestazione del 1° Maggio, data che simboleggia un alto valore di civiltà e rispetto nei confronti di ogni essere umano.
Anche nella nostra Regione e più precisamente nella città di Modena, episodi simili hanno intaccato, il sempre vivo rapporto di integrazione e di rispetto nel corso di centinaia di anni, fra la Comunità ebraica locale e gli abitanti della città.
Episodi simili, non servono ad aprire uno spiraglio di luce per la convivenza pacifica fra esseri umani, ma contribuiscono alla sempre più forte spaccatura in nome di un ideale che non c’è.

Il numero sei nella tradizione ebraica corrisponde all’ultimo sforzo prima del grande riposo: nel testo della Genesi, a proposito della Creazione del mondo è narrato che il Signore creò il mondo in sei giorni e poi al settimo si riposò, istituendo così lo Shabbat che è il giorno del riposo assoluto all’insegna della valorizzazione dell’opera di ogni essere vivente: umano ed animale.
Il sesto anno doveva completarsi il lavoro della terra ed al settimo tutto doveva essere lasciato incolto poiché anche il terreno aveva il diritto al riposo.

Sessanta è un multiplo di sei, è il sesto decennio di vita dello stato di Israele,che nonostante gli sforzi occorsi per la sua difesa, non si è sottratto al dovere morale civile e democratico di contribuire allo sviluppo ed al progresso in ogni campo ed in ogni settore della scienza, della tecnica e al bene dell’umanità tutta.

Per questo motivo ci auguriamo tutti che l’inizio di questo settimo decennio, Israele ed i suoi paesi confinanti possano finalmente trovare un’intesa vera, onesta e limpida per contribuire al bene di una pace salda e duratura fra esseri creati dallo stesso Essere a Sua immagine e somiglianza con lo scopo di portare su questo mondo una pace eterna.
  http://www.comunitadibologna.it/index.php?option=com_content&task=view&id=157


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permalink | inviato da RAGGIO DI LUCE il 29/4/2009 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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